Chiesa della Immacolata Concezione

Breve guida

Breve storia

 

La Chiesa della Immacolata Concezione era annessa all’omonimo Convento delle Suore Benedettine, stabilitosi nel 1576 nel palazzo dato in lascito dalla nobildonna Laura Barbera e Ventimiglia  nella contrada di S. Ippolito nel quartiere Capo.

La piccola chiesa dell’antico palazzo nobiliare, corrispondente all’attuale presbiterio, agli inizi del XVII sec., fu ampliata secondo il progetto dell’architetto regio Orazio del Nobile. I lavori, diretti da Antonio Muttone, autore della Chiesa della Olivella, si protrassero dal 1604 al 1612, anno della consacrazione della Chiesa. Le decorazioni originarie dovevano essere state eseguite a stucco.

Tra il 1630 ed il 1640, essendo badessa Flavia Maria D’Aragona, si provvide alla decorazione del presbiterio, secondo il progetto del monrealese Pietro Novelli

Dal 1652 al 1691 si protrassero i lavori di completamento della decorazione del cappellone, delle altre cappelle e delle pareti dell’aula con la tecnica dei “mischi, tramischi e rabeschi”, il cui impiego è caratteristica del barocco fiorito palermitano e che qui raggiunse, soprattutto nei paliotti, le sue più alte forme di espressione artistica.

La Chiesa raggiunse l’attuale aspetto nei primi decenni del XVIII con i lavori di decorazione del Coro spostato, secondo il progetto di Paolo Amato, all’ingresso della Chiesa, su di un portico tripartito. L’Amato modificò anche il secondo ordine del prospetto esterno praticandovi delle ampie aperture per illuminare il coro.

Nel 1738 Olivio Sozzi portò a compimento la decorazione della volta con pitture a fresco.

 

L’esterno

Semplice e lineare il tessuto decorativo del prospetto esterno che si articola in due ordini. Il primo, quello inferiore, è occupato per gran parte dal portale i cui elementi architettonici, colonne, trabeazione e timpano spezzato, sono realizzati con pietra intagliata. La severità della linea architettonica, propria di tutto il prospetto è qui stemperata dal festone che nasce dalla testa di un cherubino.

Il primo ed il secondo ordine trovano elemento di continuità nella paraste che segnano il prospetto in tutto il suo sviluppo verticale. Il secondo ordine è occupato per intiero da ampie finestre.

 

 

L’interno

Le linee architettoniche dell’interno, severe nella loro semplicità, che conferiscono all’insieme senso di grande spazialità, trovano il loro contrappunto in una decorazione che vuole colpire, nella fantasmagoria delle forme e dei colori, la fantasia di chi vi si trova immerso, quasi a suggerire quella sensazione di meraviglia che  coglierà ognuno di noi quando giungerà alla città celeste. Ciò che colpisce è soprattutto l’armonioso equilibrio del tessuto decorativo, che nei suoi simbolismi, ad una più attenta lettura, invita a seguire l’esempio della vita e le virtù dei santi per esser degni di esser ammessi al cospetto della gloria di Dio

Accompagna e sostiene l’uomo in questo suo cammino la Immacolata Concezione, cui la Chiesa è dedicata. Il suo sguardo, nel capolavoro di Pietro Novelli posto sopra l’altare centrale, sollevato dalla terra si “fissa” al cielo ed invita tutti noi a fare altrettanto.

Alla decorazione della grande unica aula in cui si aprono delle cappelle “senza sfondo” attesero  Carlo D’Aprile, Alojso Geraci, Domenico Magrì, Filippo Delia, i Firrera, i Pampillonia, gli Scuto, i Marino, i Di Giovanni ed altri, diretti dagli architetti gesuiti Angelo Italia, Lorenzo Ciprì, Geronimo Monti ed altri.

 

Subito alla destra dell’ingresso è posto dentro una cornice a stucco un dipinto settecentesco.  Superato il portico all’ingresso, a destra ed a sinistra si notano i palchetti dell’organo, le cui canne sono incorniciate da una preziosa decorazione marmorea che riproduce un ricco e plastico drappeggio.

Proseguendo, lungo la parete a destra dell’ingresso, si giunge alla cappella di S. Rosalia. La statua della Santa, realizzata da Carlo D’Aprile, è posta in una nicchia sull’altare sormontato da colonne tortili marmoree.

 

 

Il fronte dell’altare è decorato con un paliotto di Domenico Ferrera e Nicastro Di Giovanni realizzato con la tecnica “a marmi mischi”, così detta perché la composizione prende forma dal sapiente accostamento di pezzi di marmo a diversa colorazione; notevole qui anche la capacità di giocare con le venature stesse del marmo. In questo paliotto due costruzioni poste ai lati della composizione delimitano uno spazio che si apre al centro nell’incavo di una grotta in cui S. Rosalia è raccolta in preghiera.

La fuga prospettica dei colonnati e degli altri elementi architettonici oltre a dar profondità alla composizione suggerisce quasi un pellegrinaggio verso la Santa.

Ai lati della cappella sono poste le statue di S. Pier Damiani a  sinistra e S. Idelfonso a destra.

Segue la statua della Madonna della Mercede, opera di  Vincenzo Guercio del 1623, messa quasi a protezione di una grata posta al centro di un incavo nella parete. Sopra, posta in una nicchia, la statua di S. Francesco Saverio circondato da puttini che reggono simboli suoi e della Compagnia di Gesù.

In prossimità della zona presbiterale si apre la cappella di S. Benedetto. Sull’altare è posto il grande dipinto su tela in cui Giuseppe Velasco nel 1775 raffigurò S. Benedetto che distrugge gli idoli.

Il fronte dell’altare è decorato con lo splendido paliotto di Domenico Magrì e Filippo D’Edia. Anche qui la scena è dominata dagli  elementi architettonici che definiscono con il loro gioco prospettico e chiaroscurale la profondità dello spazio. Sulla sommità del paliotto  è la scena del trionfo del Santo.

 

Ai lati della cappella le statue di S. Sergio a sinistra e S. Bemba a destra.

Segue la grande ed imponente parete di fondo dell’aula in cui è aperto il grande arco che immette nel presbiterio. Le linee architettoniche e decorative di questa e di tutto il presbiterio sono state progettate dal Novelli, che operò nella chiesa della concezione dal 1630 al 1640. La  decorazione marmorea del fronte del presbiterio,  opera di Carlo D’Aprile e Aloiso Geraci (1652), disegna quasi un arco di trionfo, che richiama quello progettato da P. Novelli per il Viceré Cabrera: le pareti  sono scandite da alte colonne, due per lato, che poggiano su dei plinti e che sorreggono una cornice sulla quale sono poste a sinistra le statue di S. Gertrude e S. Mauro a destra e S. Benedetto e S. Scolastica a sinistra.

Al centro del presbiterio circondata da una imponente decorazione marmorea la splendida tela di Pietro Novelli in cui è raffigurata la titolare della chiesa, la Immacolata Concezione circondata dagli angeli. Su di lei lo Spirito Santo.

Le pareti laterali del presbiterio sono decorate con gli stemmi aragonesi in omaggio alla committente Flavia Maria D’Aragona a quel tempo badessa del convento. Il presbiterio si conclude in alto con una mirabile invenzione di Pietro Novelli: la cupola ottagonale decorata a stucchi e che lui arricchì con angeli e gli Evangelisti dipinti a fresco.

 

La parete della grande aula a sinistra del presbiterio si apre con la Cappella del Crocifisso, posto a ridosso di un ricco reliquiario (il Crocifisso al momento è in restauro). Ai lati della Cappella sono poste le statue dei S. Lotario a sinistra e S. Agatone a destra.

Il  fronte dell’altare è impreziosito dal paliotto opera di Domenico Magrì e Filippo D’Edia. In esso è raffigurato un fitto colonnato che incornicia una fontana zampillante.

 

Segue, davanti all’ingresso secondario alla Chiesa,  la statua realizzata dal Piscitello nel 1888, che raffigura  Maria SS. delle Grazie alla Concezione, patrona della Contrada, la cui festa si celebra la terza domenica di maggio. Sopra, in una nicchia, è posta la statua di S. Ignazio di Loyola.

Più avanti è la cappella della Madonna Libera Inferni. La statua della Madonna, opera di Vincenzo Guercio (1635), è posta sull’altare tra due colonne tortili finemente decorate. Il fronte dell’altare è abbellito dal paliotto in marmi mischi opera di Giovan Battista Ferrea e Nicastro Di Giovanni. Qui i due complessi architettonici laterali, sapientemente scorciati prospetticamente e nei giochi chiaroscurali, si aprono in un ricco paesaggio al cui centro è la sacra famiglia in fuga verso l’Egitto.

Segue il sarcofago di marmo della nobildonna Laura Barbera e Ventimiglia.

Di notevole interesse sono gli splendidi lampadari in ferro battuto e cristallo e le decorazioni, sempre in ferro battuto dei palchetti dell’organo e del coro, sistemato, secondo il Progetto di Paolo Amato, sopra il portico tripartito di accesso all’aula. Gli affreschi del sottocoro in cui sono raffigurati santi, simboli mariani e lo Spirito Santo sono della scuola del Borremans  (1721)

Gli affreschi della volta sono opera di Olivio Sozzi (1738). Nel riquadro centrale è raffigurata Maria che schiaccia il serpente, negli altri riquadri sono raffigurati i trionfi degli Ordini Religiosi, nei pennacchi  le figure dei Padri fondatori.